Una delle domande più frequenti rivolta dai riceventi prima di iniziare una serie di trattamenti è: quante sedute occorrono per risolvere il mio problema?
La risposta è: non si può quantificare il numero esatto dei trattamenti che servono per risolvere una certa disarmonia.
Il Reiki e lo Shiatsu non portano la guarigione (salute e benessere ritrovati) dall'esterno, in un rapporto padre/figlio o superiore/inferiore, ma risvegliano il naturale principio di autoguarigione che risiede dentro ognuno di noi, togliendo così all'operatore il potere di ottenere il risultato finale, qualunque esso sia.
Premesso questo, è facilmente comprensibile che non siamo tutti uguali; ogni persona ha il proprio percorso spirituale, e le proprie esperienze da fare, tutte inerenti alla riscoperta interiore.
Per questo quantificare esattamente in termini di numero i trattamenti necessari per il cliente è pressoché impossibile. Anche perché possono capitare due riceventi che apparentemente presentano la stessa disarmonia; solo che nel primo caso bastano 7 sedute per ottenere un risultato, mentre nel secondo caso magari occorrono 15 o più trattamenti per raggiungere un risultato valido. Dato che queste terapie energetiche stimolano la capacità di autoguarigione del ricevente, non conta la gravità della disarmonia che si manifesta nel corpo fisico quanto la sua profondità all'interno dello stesso.
Tuttavia, esistono dei canoni di valutazione complessivi che si possono applicare ad ogni individuo, dettati per lo più dal buonsenso e dall'esperienza, piuttosto che dalla certezza matematica e scientifica.
Personalmente consiglio sempre ad ogni mio ricevente di sottoporsi almeno ad un ciclo di 7 sedute per raggiungere i primi risultati, anche se devo confessare che sono state ben poche le persone che non hanno riscontrato un miglioramento subito dopo i primi trattamenti.
Ed anche qualora il sintomo dovesse scomparire quasi immediatamente (dopo 4 o 5 trattamenti), il mio consiglio è sempre quello di continuare le applicazioni con qualche seduta in più. Questo perché non è detto che l'eliminazione del sintomo corrisponda alla soluzione della disarmonia a livello spirituale, cioè globale.
Infatti guarire significa diventare consapevoli ed allargare le proprie prospettive, smettere di guardare indietro rimanendo intrappolati nel passato o di guardare al futuro con la speranza che domani sarà meglio di oggi. Guarire significa rimanere nel presente, capendo che nessuna malattia ci colpisce per caso ma si manifesta perché, in qualche modo, non siamo in armonia con noi stessi, con ciò che facciamo e con il nostro percorso di vita.
Di conseguenza qualora l'operatore mostri troppa fretta nell'assecondare l'impazienza del cliente per la risoluzione veloce del disturbo è possibile che la problematica si ripresenti in un secondo tempo, magari con una disarmonia differente.
Nell'ambito tecnico del Reiki, diversamente dallo Shiatsu dove i trattamenti, a parte rare eccezioni, sono solo settimanali, l'approccio al ricevente ed alla cura di quest'ultimo segue uno schema ben preciso: il ricevente dovrà sottoporsi a 4 trattamenti base ravvicinati nel tempo tra loro, questo significa ricevere un trattamento al giorno per 4 giorni consecutivi. In un secondo tempo si continuerà la sessione con 1 o 2 trattamenti alla settimana, a seconda della necessità del ricevente e fino alla risoluzione della disarmonia.
I quattro trattamenti base consecutivi non sono stati inventati, come qualcuno malignamente può pensare, per fare arricchire velocemente l'operatore Reiki; tutt'altro, perché nell'arco del tempo e degli esperimenti che sono stati svolti a riguardo, si è capito che 4 trattamenti consecutivi sono il minimo indispensabile che occorre per fare instaurare all'interno del ricevente il principio di autoguarigione.
Quando invece si presentano riceventi con disarmonie molto serie, per esempio tumore, leucemia, o malattie terminali, si andrà ad operare in maniera più incisiva. Ovvero il ricevente viene trattato con Reiki per 21 giorni consecutivi (un trattamento al giorno per 21 giorni), dopo di che si sospende la terapia per una settimana per ricominciare subito dopo con altri 21 giorni di trattamenti fino alla risoluzione della disarmonia.
Per quanto riguarda lo Shiatsu, sempre per le disarmonie di cui sopra, si tratta il ricevente in maniera variabile agendo, se possibile, anche tramite la moxa, una sorta di agopuntura non invasiva operata con il leggero riscaldamento dei punti da trattare ad opera di un bastoncino di artemisia tenuto a circa due centimetri dalla pelle; ogni giorno si controlla tramite alcuni punti rivelatori l'effetto del trattamento precedente, regolando di conseguenza il successivo.
Ricordiamoci che l'essere umano è dotato di quella scintilla divina che lo accomuna al Tutto in ogni istante della sua esistenza; questa scintilla di vita è conosciuta con il nome di Amore (che non è un'emozione ma uno stato di coscienza) ed è proprio nel nome dell'Amore che noi agiamo quando trattiamo con il Reiki o lo Shiatsu.
Per questo è importante che da parte dell'operatore ci sia un atteggiamento onesto e di distacco.
Onesto perché l'operatore non dovrà mai per nessun motivo alimentare le aspettative del cliente per un proprio tornaconto personale, ma dovrà informare a priori il ricevente di come funzionano esattamente le tecniche utilizzate.
Di distacco invece, perché è giusto che l'operatore tenga da parte il più possibile il proprio ego durante il corso della seduta, lasciando che l'energia agisca senza nessuna interferenza mentale da parte propria.
Molto spesso desideriamo che la persona che ci si presenta risolva a tutti i costi la sua disarmonia, ma ciò non dipende da noi ed esula da quelle che possono sembrare le nostre responsabilità; in fondo, che cosa ne sappiamo di quale sia il percorso di evoluzione di un individuo?
Siamo veramente in grado di stabilire quale sia realmente la scelta migliore per un'anima?
Ogni volta che trattiamo una persona l'energia agisce attraverso noi, direttamente o indirettamente, in relazione con il Se' superiore del ricevente. L'operatore in quel momento è soltanto un canale che fa da tramite tra il Tutto e l'Uomo.
Quindi la riuscita o l'insuccesso apparente non sono indice di bravura o mediocrità dell'operatore, ma più semplicemente sono l'espressione di un percorso di riscoperta talmente vasto e complesso che la semplice coscienza dualistica dell'essere umano non riesce a comprendere.
Vorrei concludere adesso ricordando che quando si lavora con l'energia non esistono successi o fallimenti ma più semplicemente opportunità di crescita sia per l'operatore che per il ricevente, e se riusciamo a lavorare in questa sintonia avremo sicuramente fatto un grandissimo passo in avanti nella direzione dell'Amore, quello vero, incondizionato e perciò esente da ego.

